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Streeen!

Bisognava Muoversi

Ricerca e sperimentazione

Il linguaggio cinematografico dei tre autori Ceste, Signetto e Tannoia si è spesso articolato secondo forme libere, provocatorie e surreali. Film realizzati per colpire l’occhio, forme di ribellione alla passività della narrazione sono frutto di sperimentazioni visive e contenutistiche che si intrecciano e si evolvono, per ciascuno di loro, affinandosi e radicalizzandosi con il passare degli anni in una ricerca stimolante e mai fine a se stessa.

Être en trainEarth men lake, poi dopoDue o tre coseVita da caneLa Mole rovesciataI still have my handsRiflessioni sullalluceUna casa poco solidaL'ultimo nastro

    Être en train
    di Alberto Signetto (2002, 3′)
    DV, col., prod. Red Rhino
    Soggetto: Alberto Signetto e Paolo Contadini

    être en train

Riflessioni sulla genesi della violenza all’interno della famiglia.

    Earth men lake
    dialoghi sulla produzione del film documentario

    di Alberto Signetto (2004, 9’30”)
    DV, col., prod. Red Rhino

    Earth men lake

Un video-intervento sulla questione del cinema documentario in Italia, pensato come un film americano degli anni ’60.

    , poi dopo
    di Alessandro Tannoia e Lucio Lionello (1992, 19’29”)
    U-matic, col., prod. SpontaneaMente
    Regia, sceneggiatura, fotografia: Lucio Lionello, Alessandro Tannoia
    Scenografia: Marina Massimello
    Montaggio: Alessandro Amaducci
    Suono: Andrea Reali, Lucio Lionello, Alessandro Tannoia
    Interpreti: Nicola Rondolino, Fernanda Selvaggi, Vittorio Cremisi, Elena Cremisi
    Gaetano Capizzi, Andrea Reali, Marco Bertolino

La frammentazione della vita dovuta al continuo ferimento della memoria. In un vortice orizzontale di immagini, il personaggio sogna di sfuggire al controllo sociale e ruba il momento di una morte, impressionandola. Questo spezzettamento dell’esistenza porta a mischiare la realtà e l’onirico.

    Due o tre cose
    di Armando Ceste (1994, 12′)
    16 mm, b/n e col, prod. Osvaldo Marini e AC/cinema&video
    Sceneggiatura: Armando Ceste
    Fotografia: Claudio Meloni, Armando Ceste
    Montaggio: Ernaldo Data

    Due o tre cose

“Un’anziana donna tibetana e Jean-Luc Godard parlano di sé e delle loro vicende. Un film sulla memoria personale, immagini di un passato autobiografico. Un passato che non è morto, anzi non è neanche passato. Una memoria di emozioni viste attraverso altre memorie di emozioni. Ogni storia ogni vita ha un inizio, un centro e una fine, anche se non necessariamente in quest’ordine.” Armando Ceste

    Vita da cane
    di Alessandro Tannoia, Lucio Lionello e Marco Bertolino (1989, 3’48’’)
    VHS, col, prod. 8 ½ Studio
    Sceneggiatura e montaggio: Lucio Lionello, Alessandro Tannoia
    Montaggio: Marco Bertolino, Gianni Ubaldo Canale e Lucio Lionello
    Interpreti: Alessandro Tannoia, Tex, Roberta Basano, Roberto Mussetti,
    Fernanda Selvaggi

    Vita da cane

La dura lotta per la sopravvivenza quotidiana di un disoccupato. Quando l’indigenza e la fame aguzzano l’ingegno. Il film ha partecipato al VII Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino.

    La Mole rovesciata
    di Alessandro Tannoia e Lucio Lionello (1995, 5′)
    Pellicola in video, col, prod. Cliostraat
    Fotografia: Mario Pegoraro
    Suono: Andrea Reali

    La Mole rovesciata

Due pellicole in video, una di 30′ e l’altra di 5′, compongono una video struttura ospitata al Flash Art Museum di Trevi per Aperto 95. Il progetto di Cliostraat con l’Arch. Corrado Levi, diventa materia bidimensionale. Un’impronta urbana si trasforma in segno ottico-visivo destrutturato. La Mole senza la Mole.

    I still have my hands
    di Armando Ceste e Petra Probst (1983, 2’12’’)
    U-matic, col, prod. Armando Ceste
    Montaggio: Armando Ceste e Petra Probst

    I still have my hands

Un video cartoon elettromagnetico con la musica di Meredith Monk. In 15 anni, tanti intercorrono tra La lezione e I still have my hands, ovviamente, riferimenti politici e culturali si sono evoluti o modificati, ma una ricerca formale ed un’attenzione per il patrimonio storico dell’immagine in movimento (cinema e video) costituiscono una possibile griglia interpretativa, un minimo comune denominatore.

    Riflessioni sullalluce
    di Alberto Signetto (1994, 15’42’’)
    Sceneggiatura: Alberto Signetto, da Le gros orteil di Georges Batailles
    Fotografia: Giovanni Gebbia
    Suono: Paolo Favaro
    Montaggio: Pier Milanese
    Interpreti: un piede, una lampadina, Lenin
    Produzione: Index e Giorgio Mari

    Riflessioni sullalluce

Il risultato della mortifera commistione tra gli orribili anni ’80 dell’agonizzante Prima Repubblica e i terrificanti prolegomeni al nulla culturale della Seconda che si avventa. L’impotenza creativa ai piedi della cultura, appoggiata sulle basi ideologiche del (bel) tempo che fu. Un divertissement sulla disoccupazione intellettuale. “Di un regista che non lavora si dice che ‘si gira’ gli alluci. Detto fatto.”
Alberto Signetto

    Una casa poco solida
    di Alessandro Tannoia e Lucio Lionello (1996, 7’37’’)
    35 mm, col, prod. Cosimo Crucitti Associzione Il cinema è un atleta
    Sceneggiatura: Lucio Lionello, Alessandro Tannoia
    Fotografia: Mario Pegoraro
    Operatore: Timothy Heys-Cerchio
    Montaggio: Marco Duretti
    Musiche originali: Ezio Bosso
    Voce narrante: Giovanni Moretti
    Suono: Otto Volterrani
    Scenografia: Francesca Bocca
    Direttore di produzione: Enrico Verra
    Segretaria di produzione: Ivana Bosso
    Segretaria di edizione: Fernanda Selvaggi
    Aiuto regista: Fabio Tagliavia
    Interpreti: Giovanni Moretti, Vincenzo Alosa, Jacopo Mussa

    Una casa poco solida

Una casa in costruzione crolla e il guardiano del cantiere muore sotto le macerie. Il crollo rischia di provocare un’altra vittima: un bambino che si salva grazie al provvidenziale intervento di Guillaume Apollinaire. Di chi è la colpa? Chi risolverà il mistero? Liberamente tratto da un racconto di André Breton. Presentato alla LIII Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. In concorso in diversi festival italiani ed europei, tra cui il Festival delle Culture Mediterranee di Bastia.

    L’ultimo nastro
    di Armando Ceste (1990, 32′)
    U-matic, col, 32′, prod. AC/cinema&video
    Sceneggiatura: Armando Ceste
    Fotografia: Anno Wagner
    Suono: Raffaele Posa
    Montaggio: Pier Milanese
    Interpreti: Beppe Rosso

    L'ultimo nastro

Liberamente tratto da L’ultimo nastro di Krapp di Beckett, è la riflessione di un personaggio solo, alle prese con il proprio passato, la propria storia. Saranno le immagini della televisione e di un’impossibile trasmissione “sulla difficoltà di essere comunisti” a condurlo in questo viaggio della memoria tra storie personali e politiche.

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